Cultura e individuo

Da cultura soggettiva a cultura oggettiva

L’Illuminismo ha travolto il mondo occidentale sia a livello politico che sociale, creando un netto contrasto con il passato. Idee accettate per secoli come dogmi, improvvisamente vengono messe in discussione da filosofi e letterati che fanno della razionalità e dei principi scientifici il loro mantra.

Ne risulta un mutamento ideologico che non può che interessare anche il concetto di cultura, in quanto lo strumento educativo diventa ora la ragione: ogni individuo possiede raziocinio e pertanto la cultura è un patrimonio universale non esclusivo degli intellettuali, ma intrinseco alla stessa natura umana.

Alla fine del XVIII secolo è da segnalare anche un cambiamento del significato di cultura in Europa: mentre in Francia gli illuministi monopolizzano il pensiero, e la società viene travolta dai tumulti della Rivoluzione, in Germania il grande cambiamento culturale in atto sta mettendo le basi per quello che verrà di lì a poco, ossia quel movimento intellettuale che prenderà il nome di Romanticismo.

È allora proprio in questi anni turbolenti che la parola cultura inizia a mutare significato e ad acquisire un senso oggettivo più che soggettivo, passando dall’indicare situazioni proprie dell’individuo a caratteristiche appartenenti al contesto storico-sociale.

Dante e il Medioevo

“Sono un uomo, e perciò nulla di ciò che è umano mi è estraneo”, scriveva Terenzio al tempo dell’antica Roma. Gli esseri umani hanno un senso comune di ciò che rappresenta l’esperienza vitale quotidiana, e tale senso, aleatorio, volatile, liquido, è quello più generico ma universale di cultura.

Fare le cose quasi come gli angeli

Col passare dei secoli, sino al Medioevo, il significato di cultura resta legato al concetto di realizzazione degli uomini liberi, nonostante le tante trasformazioni della società in seguito alla caduta dell’impero romano, alle invasioni barbariche e alla successiva affermazione del Cristianesimo. È lo stesso Dante a scrivere che, siccome il singolo individuo si perfeziona in saggezza e sapienza, allora anche tutto il genere umano, per estensione, può vivere libero e prendersi cura delle sue attività in modo “poco inferiore agli angeli”.

Per esserci cultura, dev’esserci uno sviluppo delle qualità interiori, che solo gli uomini veramente liberi possono raggiungere. Lo esprime Dante, tant’è che un secolo dopo la morte del Poeta il termine cultura indica ancora il concetto latino di humanitas, e lo esprimono 200 anni dopo filosofi quali Pufendorf e Bacone; successivamente Kant e Leibniz riprendono il concetto per intendere quel processo di formazione personale che permette di perfezionarsi.