Cultura e civiltà

Il concetto di cultura

Il concetto di cultura è oggi un perno delle scienze sociologiche, un risultato raggiunto a seguito di un processo di studio antropologico iniziato nel periodo del romanticismo tedesco, quando il termine è diventato oggetto di analisi in senso più rigoroso. La veste scientifica che gli è stata data ha spostato l’attenzione dalla discussione filosofica a quella sociologica e antropologica, sebbene tuttora non possiamo dire che non resista un’idea di cultura come livello intellettuale superiore.

L’importanza della cultura

In ogni caso, al termine della nostra analisi, ci sembra chiara la basilarità della cultura nella nostra società. Oltre a definirci come individui e cittadini, consentendoci di vivere in modo libero e indipendente, ci permette di vivere come collettività, nel rispetto reciproco e del senso civico.

Ecco spiegato perché, pensando alla cultura, ci vengono in mente sinonimi come vita, libertà, bene comune, miglioramento, crescita, cura, inclusione, solidarietà: la cultura è uno strumento potentissimo grazie al quale possiamo coltivare le nostre idee e non subire quelle altrui passivamente; è il nostro orto, e più ce ne prendiamo cura, più avremo i nostri frutti. Solo allora potremo dire di essere veramente felici.

Il termine civiltà

Finché i pensatori illuministi non irrompono sulla scena, la cultura resta esclusiva dell’élite intellettuale, unica in possesso delle facoltà superiori. Il popolo ne è escluso in quanto intrinsecamente ignorante.

Col termine civiltà è espressa invece l’appartenenza alla città, intesa come contesto politico, modi di vivere e abitudini contrapposti a quelli agricoli (considerati primitivi). Proprio gli illuministi utilizzano civiltà e “civilizzazione” per porre in contrasto la vita intellettuale e progredita dell’ambiente urbano, rispetto a quella asociale e istintiva dei popoli barbari, che difettano anche di organizzazione razionale.

È così che vengono poste le basi per quello che a lungo verrà considerato un binomio inscindibile, da un lato la società avanzata sia in termini appunto culturali (ossia razionali) che tecnologici, dall’altro l’ideale del selvaggio primitivo che vive nella natura. E però gli illuministi criticano fortemente il significato aristocratico di cultura, intenso come buone maniere, bensì ne abbracciano il senso di patrimonio dell’intero genere umano.

Il 900

Nel XIX e soprattutto nel XX secolo, civiltà e cultura hanno preso due strade molto distinte che ancora attualmente non sembrano convergere: mentre la seconda è stata e continua a essere oggetto di dibattito e riflessioni sul significato e le sue conseguenti applicazioni, la prima ha avuto più successo nell’evitare di incastrarsi in connotati scientifici, rivelandosi piuttosto un’idea – o un modello da seguire.

Pensiamo a come definiamo noi stessi quando parliamo di civiltà occidentale, sottintendendo un ideale etnocentrico superiore alle altre civiltà, che oggi certamente non consideriamo barbare, ma che – sotto sotto – continuiamo a discriminare.